Nel piede cavo, vi è l’aumento dell’arcata che plantare, ma con l’assenza
totale di patologia come:
negli sportivi;
in una calzatura troppo corta che piega ad uncino le dita ed aumenta in modo esagerato l’arco plantare;
un tacco troppo alto, che crea con le punte strette, le condizioni delle griffe digitali;
scarpe troppo rigide che non permettono la flessione.
Si noti l’appoggio a terra che è limitato solo al tallone e l’avampiede provocando duroni, calli e danni, proprio in corrispondenza dei riflessi degli organi corrispondenti.
Il piede cavo poi predispone: dita a martello, retropiede varo, dita sollevate in griffe, abbassamento delle teste metatarsali, lassità legamentosa, fascite plantare, metatarsalgia, tendinite e mal di schiena. fastidi o dolore alle dita che, se sollevate in griffe, urtano costantemente contro le scarpe.
Quello di amare e di sentirsi amati è un desiderio universale, radicato negli esseri umani in modo primordiale, fin dalla nascita e fin dall’instaurarsi del primo legame affettivo. La capacità che ognuno di noi ha di instaurare legami affettivi non è innata ma appresa e, come modello di apprendimento, vi è proprio quel primo legame affettivo.

Nel 1895 Sigmund Freud disse “Penso che quest’uomo stia soffrendo a causa dei suoi ricordi“. La storia, la psicoanalisi, si basa sugli apprendimenti che sono diventati ormai parte integranle di un individuo, sul passato che interferisce col presente.

L’affettività e la capacità di instaurare relazioni interpersonali, sono senza dubbio tra quelle questioni apprese e che fanno parte di noi a livello intrinseco. Non solo, l’affettività può essere considerata l’epicentro dell’intera psicologia perché chi nel corso della vita dovesse incontrare significative difficoltà nella sfera emozionale, vuol dire che sta ancora “soffrendo a causa dei suoi ricordi” che siano vividi o rimossi

Paura di amare e di essere amati
Nel web, tra blog e sui social network, leggiamo sempre più spesso di dipendenza affettiva, di cuori infranti e più in generale di “mal d’amore” ma c’è un aspetto del mal d’amore che viene troppo spesso trascurato, la philophobia.

E’ definita philophobia la paura di amare. La philophobia, però, non è solo paura di amare ma anche paura di essere amati. La philophobia descrive infatti una condizioni in cui un individuo è reticente a sperimentare emozioni di unione, intimità e coesione con l’altro.

Il risultato? L’individuo può sperimentare continui stati d’ansia nella relazione, può sentirsi oppresso dal legame oppure, al polo opposto, approcciarsi solo a persone anaffettive che di fatto riescono a mantenere una distanza di sicurezza nello stesso legame.

A differenza delle altre fobie, la philophobia può non essere del tutto cosciente ed essere, di volta in volta, attribuita a un contesto, proiettata all’esterno e le si possono attribuire “logiche apparenti”. Chi soffre di philophobia, inoltre, può condurre una vita apparentemente normale perché nella gran parte dei casi, il disturbo è localizzato solo nella sfera sentimentale. L’individuo non avrà problemi lavorativi o sociali, riuscirà a stabilire legami di amicizia più o meno autentici e si saprà districare in qualsiasi contesto.

I sintomi vengono a galla solo nei rapporti amorosi, è qui che chi soffre di philophobia, presto o tardi, inizierà a mostrare rigidità, chiusura, evitamento e creare distanza nella coppia che dall’altro lato viene vissuta come del tutto irragionevole. Come premesso, per evitare tutto ciò, chi soffre di philophobia può ricercare relazioni con chi è incapace di amare (con chi ha uno stile di attaccamento evitante, con chi è anaffettivo o portare avanti relazioni a distanza).

Chi vive con questo disturbo, però, non è immune dal bisogno di ricevere amore che appartiene a tutti noi. Anche se vive con tensione l’innamoramento, potrebbe, prima o poi, ricercare e cimentarsi in relazioni intime e portarle avanti fino a quando riuscirà a sostenere i sintomi.

philophobia: sintomi
Come ti ho spiegato, tra i sintomi vi è il vivere la relazione in modo ansioso, in termini di minaccia.. “come se la relazione mi sottraesse qualcosa di mio” direbbe un philofobico. Sì, perché chi soffre di philophobia tende a mentalizzare le cause del suo vivere male i legami. Può riferire di volere “maggiore libertà” solo perché tende a vivere la relazione come “opprimente” quindi quel desiderio di libertà non è autentico ma solo in risposta a un sintomo della stessa philophobia.

La philophobia può essere latente per anni e manifestarsi solo quando chi ne soffre incontra una persona che lo colpisce emotivamente. In questi casi, chi ne soffre può riferire un ingiustificato sentimento di vergogna a volte completamente immotivato e altre volte mosso dall’idea di sentirsi giudicato dal partner o manipolato in qualche modo. Chi ne soffre può riferire una insostenibile paura di perdere il controllo o può percepire di star perdendo potere su di sé.

In più, chi soffre di philophobia può sperimentare un continuo conflitto interiore e oscillare tra la paura della solitudine e la paura della coesione con l’altro (e quindi dell’abbandono). A questa oscillazione, di sottofondo, chi soffre di philophobia riferisce sentimenti di amarezza, di sconfitta, senso di inadeguatezza, senso di inutilità, escolusione e credenza che ogni storia, prima o poi, dovrà giungere a un capolinea e il suo fare marcia indietro prima del tempo –con il ghosting– non fa altro che bruciare le tappe e anticipare un evento che sarebbe comunque inevitabile.

Ghosting e philophobia
Uno dei criteri diagnostici non ancora inscritti nella psicodiagnostica di questa particolare fobia, è la reiterata tendenza a “sparire” improvvisamente dopo aver vissuto una relazione emotivamente intensa. Il ghosting è sempre esistito, oggi ha assunto solo una rilevanza maggiore a causa dei forti mezzi comunicativi di cui disponiamo: telefoni spenti, cancellazione dai social-network, rifiuto di comunicare, disattivazione di WhatsApp

Gli psicologi americani chiamano questa modalità “ghosting”, da “ghost”, fantasma. Preso dalla paura dell’amore e dall’incapacità di portare avanti un legame intimo, l’individuo sparisce all’improvviso generando nell’ormai ex partner angoscia, disperazione e senso di irrisolto.

D’altro canto, prima di arrivare al ghosting, chi lo pratica sperimenta a sua volta angoscia, angoscia generata dal presentimento di un’intesa intimità che non è in grado di sostenere. Perché? Perché quella persona sta ancora “soffrendo per il suo passato” e perché dunque non è stato in grado di sviluppare un’affettività sana, fatta di reciprocità, unione e incontro intimo con l’altro.

Come un fantasma, chi ha paura dell’amore si volatilizza nell’ansia, nell’angoscia del legame e si rende invisibile all’amore, nonostante lo desideri.

Così, molte persone collezionano “storie d’amore intense” che però non riescono a portare avanti perché convinti che se dovessero impegnarsi nella relazione, il legame diventerà, in qualche modo, un grave problema e che comunque giungerà alla sua disfatta.

E’ solo una questione di tempo, la relazione comunque finirà.

Così, chi soffre di philophobia può vivere le unioni come bombe a orologeria pronte a esplodere -con una separazione esplicita, spesso complice una terza persona usata come via di fuga dal rapporto- o implodere -con una separazione silente, il ghosting-.

Con il ghosting, chi soffre di philophobia, si risparmia il gravoso compito di dover affrontare il modo attivo il problema, sprofondando nei suoi sintomi senza dover condividere nulla con il partner: in fondo è proprio dall’unione e dalla condivisione che fuggono, quindi da un punto di vista clinico non c’è molto da meravigliarsi.

Chi soffre di qualsiasi fobia, nella realtà dei fatti, non sa di avere o comunque di poter acquisire tutti gli strumenti giusti per superare il limite tracciato dal disagio che sta vivendo. La paura di amare nega la possibilità di vivere l’esperienza meravigliosa di amare e lasciarsi amare.

Al contrario degli anaffettivi, chi soffre di philophobia sa perfettamente amare ed è in grado di ricevere amore ma non riesce a portare avanti legami intimi perché condizionato dalla convinzione limitante che amare qualcuno sia una sorta di “impegno gravoso” oppure che l’altro potrebbe in qualche modo manipolarlo e/o abbandonarlo.

E’ qui che scatta il ghosting come meccanismo di difesa nato per fare fronte a un problema che chi lo vive non ha altri mezzi per affrontare e che chi si trova dall’altra parte non sa neanche che esiste! Chi pratica il ghosting, spesso, ha paura di perdere il controllo, il suo baricentro e preferisce vivere di rinunce che sperimentare una relazione. Il motivo? La sua irrazionale convinzione limitante che tutte le relazione volgeranno al termine, che tutti i partner saranno portati a tradirlo, manipolarlo o comunque lasciarlo, in un modo o nell’altro.

A volte, chi soffre di philophobia si richiude in un mondo proprio, dove sperimenta e soprattutto accetta il dolore della solitudine. Lo accetta fino a quando non si accende nuovamente quell’interesse emotivo e quell’attrazione per una persona fino a quando, poi, si ripete il ciclo in cui il philofobo si sente messo alle strette e sarà costretto a indietreggiare.

La philophobia (paura di amare e di essere amato o più in generale paura dell’unione intima) può non emergere mai in modo consapevole per questo motivo, è importante che chi si innamora di una persona che ne soffre possa riconoscere il problema e saperlo correttamente attribuire all’altro, anziché, come accade spesso, soffrire indicibilmente per la sparizione del partner o perché il partner ha chiuso il rapporto senza dare spiegazioni tangibili.
𝑳𝑶𝑴𝑩𝑨𝑳𝑮𝑰𝑨
𝑬̀ 𝒖𝒏 𝒅𝒊𝒔𝒕𝒖𝒓𝒃𝒐 𝒅𝒊𝒇𝒇𝒖𝒔𝒊𝒔𝒔𝒊𝒎𝒐, 𝒔𝒊 𝒑𝒓𝒆𝒔𝒆𝒏𝒕𝒂 𝒄𝒐𝒏 𝒅𝒐𝒍𝒐𝒓𝒆 𝒍𝒐𝒄𝒂𝒍𝒊𝒛𝒛𝒂𝒕𝒐 𝒏𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒛𝒐𝒏𝒂 𝒍𝒐𝒎𝒃𝒂𝒓𝒆.
𝑳𝒆 𝒑𝒊𝒖̀ 𝒄𝒐𝒎𝒖𝒏𝒊 𝒄𝒂𝒖𝒔𝒆 𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒊𝒎𝒑𝒖𝒕𝒂𝒃𝒊𝒍𝒊 𝒂 𝒅𝒆𝒊 𝒎𝒐𝒗𝒊𝒎𝒆𝒏𝒕𝒊 𝒃𝒓𝒖𝒔𝒄𝒉𝒊 𝒂 𝒎𝒖𝒔𝒄𝒐𝒍𝒂𝒕𝒖𝒓𝒂 𝒇𝒓𝒆𝒅𝒅𝒂 𝒐 𝒕𝒓𝒂𝒖𝒎𝒊. 𝑸𝒖𝒆𝒔𝒕𝒂 𝒑𝒂𝒕𝒐𝒍𝒐𝒈𝒊𝒂 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒓𝒆𝒔𝒔𝒂 𝒍𝒆 𝟱 𝒗𝒆𝒓𝒕𝒆𝒃𝒓𝒆 𝒅𝒆𝒍 𝒓𝒂𝒄𝒉𝒊𝒅𝒆 𝒑𝒐𝒔𝒕𝒆 𝒕𝒓𝒂 𝒍𝒂 𝒑𝒐𝒓𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒕𝒐𝒓𝒂𝒄𝒊𝒄𝒂 𝒆 𝒒𝒖𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒔𝒂𝒄𝒓𝒂𝒍𝒆.
▶️𝑬̀ 𝒖𝒏 𝒑𝒓𝒐𝒃𝒍𝒆𝒎𝒂 𝒄𝒉𝒆 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒓𝒆𝒔𝒔𝒂 𝒑𝒊𝒖̀ 𝒅𝒆𝒍𝒍’𝟴𝟬% 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒑𝒐𝒑𝒐𝒍𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒆𝒊 𝒑𝒂𝒆𝒔𝒊 𝒊𝒏𝒅𝒖𝒔𝒕𝒓𝒊𝒂𝒍𝒊𝒛𝒛𝒂𝒕𝒊, 𝒊𝒏 𝒎𝒐𝒅𝒐 𝒑𝒊𝒖̀ 𝒐 𝒎𝒆𝒏𝒐 𝒈𝒓𝒂𝒗𝒆.
▶️𝑳𝒂 𝒇𝒂𝒔𝒄𝒊𝒂 𝒅𝒊 𝒆𝒕𝒂̀ 𝒑𝒊𝒖̀ 𝒄𝒐𝒍𝒑𝒊𝒕𝒂 𝒆̀ 𝒕𝒓𝒂 𝒊 𝟯𝟱 𝒆 𝟱𝟱 𝒂𝒏𝒏𝒊.
▶️𝑳𝒂 𝒎𝒂𝒈𝒈𝒊𝒐𝒓𝒂𝒏𝒛𝒂 𝒅𝒆𝒊 𝒄𝒂𝒔𝒊 𝒅𝒊 𝒍𝒐𝒎𝒃𝒂𝒍𝒈𝒊𝒂 𝒂𝒄𝒖𝒕𝒂 𝒔𝒊 𝒓𝒊𝒔𝒐𝒍𝒗𝒆 𝒏𝒆𝒍 𝒈𝒊𝒓𝒐 𝒅𝒊 𝟲 𝒔𝒆𝒕𝒕𝒊𝒎𝒂𝒏𝒆.
▶️𝑼𝒏𝒂 𝒑𝒊𝒄𝒄𝒐𝒍𝒂 𝒑𝒆𝒓𝒄𝒆𝒏𝒕𝒖𝒂𝒍𝒆, 𝒎𝒂 𝒏𝒐𝒏 𝒕𝒓𝒂𝒔𝒄𝒖𝒓𝒂𝒃𝒊𝒍𝒆 𝒅𝒊 𝒑𝒆𝒓𝒔𝒐𝒏𝒆, 𝒔𝒗𝒊𝒍𝒖𝒑𝒑𝒂 𝒊𝒍 𝒔𝒊𝒏𝒕𝒐𝒎𝒐 𝒊𝒏 𝒄𝒓𝒐𝒏𝒊𝒄𝒊𝒕𝒂̀, 𝒆 𝒔𝒊 𝒑𝒓𝒐𝒕𝒓𝒂𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒔𝒗𝒂𝒓𝒊𝒂𝒕𝒊 𝒎𝒆𝒔𝒊 𝒐 𝒂𝒏𝒏𝒊.
𝑳𝒂 𝒎𝒂𝒏𝒊𝒇𝒆𝒔𝒕𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒑𝒊𝒖̀ 𝒄𝒐𝒎𝒖𝒏𝒆 𝒅𝒊 𝒕𝒂𝒍𝒆 𝒔𝒊𝒏𝒕𝒐𝒎𝒐 𝒆̀ 𝒅𝒊 𝒓𝒊𝒈𝒊𝒅𝒊𝒕𝒂̀ 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒛𝒐𝒏𝒂 𝒍𝒐𝒎𝒃𝒂𝒓𝒆, 𝒂𝒔𝒔𝒐𝒄𝒊𝒂𝒕𝒐 𝒂 𝒇𝒐𝒓𝒎𝒊𝒄𝒐𝒍𝒊𝒐 𝒆𝒅 𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒅𝒊𝒇𝒇𝒊𝒄𝒐𝒍𝒕𝒂̀ 𝒅𝒊 𝒆𝒔𝒆𝒈𝒖𝒊𝒓𝒆 𝒎𝒐𝒗𝒊𝒎𝒆𝒏𝒕𝒊 𝒄𝒉𝒆 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒓𝒆𝒔𝒔𝒂𝒏𝒐 𝒍𝒂 𝒛𝒐𝒏𝒂 𝒍𝒐𝒎𝒃𝒂𝒓𝒆.
𝑮𝒆𝒏𝒆𝒓𝒂𝒍𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒊𝒍 𝒅𝒐𝒍𝒐𝒓𝒆 𝒍𝒐𝒎𝒃𝒂𝒓𝒆 𝒆̀ 𝒅𝒊 𝒕𝒊𝒑𝒐 𝒂𝒔𝒑𝒆𝒄𝒊𝒇𝒊𝒄𝒐, 𝒄𝒊𝒐𝒆̀: 𝒏𝒐𝒏 𝒅𝒊𝒓𝒆𝒕𝒕𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒄𝒐𝒓𝒓𝒆𝒍𝒂𝒃𝒊𝒍𝒆 𝒂 𝒖𝒏𝒂 𝒑𝒂𝒓𝒕𝒊𝒄𝒐𝒍𝒂𝒓𝒆 𝒔𝒊𝒏𝒅𝒓𝒐𝒎𝒆. 𝑸𝒖𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒆̀ 𝒄𝒐𝒔𝒊̀, 𝒆̀ 𝒑𝒓𝒆𝒔𝒖𝒎𝒊𝒃𝒊𝒍𝒆 𝒄𝒉𝒆 𝒍𝒂 𝒄𝒂𝒖𝒔𝒂 𝒅𝒆𝒍 𝒑𝒓𝒐𝒃𝒍𝒆𝒎𝒂 𝒔𝒊𝒂 𝒔𝒕𝒓𝒆𝒔𝒔 𝒅𝒊 𝒏𝒂𝒕𝒖𝒓𝒂 𝒎𝒆𝒄𝒄𝒂𝒏𝒊𝒄𝒂 𝒆/𝒐 𝒑𝒐𝒔𝒕𝒖𝒓𝒂𝒍𝒆. 𝑼𝒏𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒄𝒂𝒖𝒔𝒆 𝒅𝒊 𝒇𝒂𝒔𝒕𝒊𝒅𝒊𝒐 𝒍𝒐𝒎𝒃𝒂𝒓𝒆 𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒊 𝒎𝒐𝒗𝒊𝒎𝒆𝒏𝒕𝒊 𝒅𝒊 𝒕𝒐𝒓𝒔𝒊𝒐𝒏𝒆, 𝒓𝒐𝒕𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆, 𝒇𝒍𝒆𝒔𝒔𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒆𝒅 𝒆𝒔𝒕𝒆𝒏𝒔𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒓𝒆𝒑𝒆𝒏𝒕𝒊𝒏𝒂 𝒅𝒆𝒍 𝒓𝒂𝒄𝒉𝒊𝒅𝒆 𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒎𝒖𝒔𝒄𝒐𝒍𝒂𝒕𝒖𝒓𝒂 𝒑𝒓𝒐𝒔𝒔𝒊𝒎𝒂𝒍𝒆. 𝑫𝒂 𝒏𝒐𝒏 𝒔𝒐𝒕𝒕𝒐𝒗𝒂𝒍𝒖𝒕𝒂𝒓𝒆 𝒊𝒍 𝒔𝒐𝒍𝒍𝒆𝒗𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐 𝒓𝒊𝒑𝒆𝒕𝒖𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒑𝒆𝒔𝒊 𝒐 𝒊𝒍 𝒎𝒂𝒏𝒕𝒆𝒏𝒊𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒖𝒏𝒂 𝒑𝒐𝒔𝒕𝒖𝒓𝒂 𝒔𝒕𝒂𝒕𝒊𝒄𝒂 𝒑𝒓𝒐𝒍𝒖𝒏𝒈𝒂𝒕𝒂 𝒐 𝒆𝒓𝒓𝒂𝒕𝒂. 𝑮𝒆𝒏𝒆𝒓𝒂𝒍𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒄𝒉𝒊 𝒎𝒂𝒏𝒕𝒊𝒆𝒏𝒆 𝒑𝒐𝒔𝒊𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊 𝒔𝒄𝒐𝒎𝒐𝒅𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒍𝒂𝒗𝒐𝒓𝒐 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒍𝒐 𝒔𝒕𝒂𝒓𝒆 𝒔𝒆𝒎𝒑𝒓𝒆 𝒊𝒏 𝒑𝒊𝒆𝒅𝒊, 𝒔𝒊 𝒄𝒐𝒏𝒔𝒊𝒈𝒍𝒊𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒔𝒄𝒂𝒓𝒑𝒆 𝒄𝒐𝒎𝒐𝒅𝒆 𝒄𝒐𝒏 𝒑𝒍𝒂𝒏𝒕𝒂𝒓𝒆 𝒂𝒏𝒂𝒕𝒐𝒎𝒊𝒄𝒐 𝒑𝒆𝒓 𝒅𝒊𝒔𝒕𝒓𝒊𝒃𝒖𝒊𝒓𝒆 𝒊𝒍 𝒑𝒆𝒔𝒐 𝒊𝒏 𝒎𝒐𝒅𝒐 𝒂𝒅𝒆𝒈𝒖𝒂𝒕𝒐 𝒔𝒖𝒍𝒍𝒂 𝒑𝒊𝒂𝒏𝒕𝒂 𝒅𝒆𝒍 𝒑𝒊𝒆𝒅𝒆;
𝒐 𝒔𝒕𝒂𝒓𝒆 𝒔𝒆𝒅𝒖𝒕𝒐 𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒔𝒄𝒓𝒊𝒗𝒂𝒏𝒊𝒂, 𝒂𝒍 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒖𝒕𝒆𝒓 𝒆𝒄𝒄. 𝒅𝒐𝒗𝒓𝒆𝒃𝒃𝒆 𝒇𝒂𝒓𝒆 𝒎𝒐𝒍𝒕𝒂 𝒂𝒕𝒕𝒆𝒏𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒂𝒍 𝒕𝒊𝒑𝒐 𝒅𝒊 𝒔𝒆𝒅𝒖𝒕𝒂, 𝒆̀ 𝒊𝒎𝒑𝒐𝒓𝒕𝒂𝒏𝒕𝒆 𝒄𝒉𝒆 𝒍𝒂 𝒔𝒄𝒉𝒊𝒆𝒏𝒂 𝒂𝒃𝒃𝒊𝒂 𝒖𝒏 𝒂𝒑𝒑𝒐𝒈𝒈𝒊𝒐 𝒂𝒅𝒆𝒈𝒖𝒂𝒕𝒐 𝒄𝒐𝒏 𝒔𝒖𝒑𝒑𝒐𝒓𝒕𝒐 𝒍𝒐𝒎𝒃𝒂𝒓𝒆.
𝑺𝒊𝒄𝒖𝒓𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒍𝒆 𝒓𝒆𝒈𝒐𝒍𝒆 𝒅𝒂 𝒔𝒆𝒈𝒖𝒊𝒓𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒇𝒂𝒓 𝒓𝒊𝒔𝒑𝒐𝒏𝒅𝒆𝒓𝒆 𝒍𝒂 𝒑𝒓𝒐𝒑𝒓𝒊𝒂 𝒎𝒖𝒔𝒄𝒐𝒍𝒂𝒕𝒖𝒓𝒂 𝒊𝒏 𝒎𝒐𝒅𝒐 𝒂𝒅𝒆𝒈𝒖𝒂𝒕𝒐 𝒂𝒍𝒍𝒆 𝒔𝒐𝒍𝒍𝒆𝒄𝒊𝒕𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊 𝒏𝒐𝒏 𝒄𝒐𝒏𝒇𝒐𝒓𝒕𝒆𝒗𝒐𝒍𝒊 𝒔𝒐𝒏𝒐:
𝑨𝒕𝒕𝒊𝒗𝒊𝒕𝒂̀ 𝒇𝒊𝒔𝒊𝒄𝒂 (𝒂𝒍𝒎𝒆𝒏𝒐 𝟮/𝟯 𝒈𝒊𝒐𝒓𝒏𝒊 𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒔𝒆𝒕𝒕𝒊𝒎𝒂𝒏𝒂 𝒅𝒊 𝒆𝒔𝒆𝒓𝒄𝒊𝒛𝒊 𝒎𝒖𝒔𝒄𝒐𝒍𝒂𝒓𝒊)
𝑴𝒂𝒏𝒕𝒆𝒏𝒆𝒓𝒆 𝒊𝒍 𝒑𝒆𝒔𝒐 𝒔𝒐𝒕𝒕𝒐 𝒄𝒐𝒏𝒕𝒓𝒐𝒍𝒍𝒐.
𝑭𝒂𝒓𝒆 𝒂𝒕𝒕𝒆𝒏𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒂𝒍𝒍𝒆 𝒑𝒐𝒔𝒕𝒖𝒓𝒆.
𝑻𝒐𝒈𝒍𝒊𝒆𝒓𝒆 𝒍𝒆 𝒕𝒆𝒏𝒔𝒊𝒐𝒏𝒊 𝒎𝒖𝒔𝒄𝒐𝒍𝒂𝒓𝒊 (𝟭/𝟮 𝒎𝒂𝒔𝒔𝒂𝒈𝒈𝒊 𝒂𝒍 𝒎𝒆𝒔𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒎𝒂𝒏𝒕𝒆𝒏𝒊𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐)
𝗠𝗮𝗻𝘁𝗲𝗻𝗲𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗮𝗱𝗲𝗴𝘂𝗮𝘁𝗼 𝘁𝗼𝗻𝗼 𝗺𝘂𝘀𝗰𝗼𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗲̀ 𝗶𝗻𝗱𝗶𝘀𝗽𝗲𝗻𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗲𝘃𝗶𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗲𝘃𝗶𝗮𝗿𝗲 𝘀𝗼𝗳𝗳𝗲𝗿𝗲𝗻𝘇𝗲 𝗱𝗲𝗿𝗶𝘃𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗹𝗲𝗺𝗮𝘁𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗿𝗮𝗰𝗵𝗶𝗱𝗲.

DIGESTIONE E BENESSERE

Uno squilibrio della flora batterica intestinale provoca disturbi digestivi e l’indebolimento generale dell’organismo. Ecco alcuni segnali:
Mal di stomaco
Rappresenta un disturbo passeggero, che regredisce in modo spontaneo. Il dolore può verificarsi nella parte superiore e centrale dell’addome. Il dolore nella parte superiore dell’addome è associato alla malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE) e all’ulcera gastrica. Il mal di stomaco è strettamente collegato a una cattiva digestione.

Crampi
I crampi addominali sono spasmi dolorosi che possono comparire nella regione compresa tra il torace e l’inguine. Spesso sono causati da disturbi poco gravi come l’accumulo di gas nell’apparato digerente.

Intestino irritabile
La sindrome dell’intestino irritabile è un disturbo della funzione gastrointestinale, caratterizzato da dolore o fastidio addominale di lunga durata associati all’alterazione della funzione intestinale.

Stitichezza
La stitichezza è una condizione molto comune, che consiste nella difficoltà di espellere le feci. Può essere di diversi tipi e le cause possono essere molto variabili. Non è possibile definire con precisione una frequenza di evacuazioni normale, ma se noti che hai un’alterazione della defecazione, dolore, feci dure e gonfiore, molto probabilmente soffri di stitichezza.

Diarrea
La diarrea è la emissione frequente di feci acquose, semi formate o liquide. La causa più comune è una infezione aspecifica dell’intestino che può essere causata da molti generi di batteri. La diarrea può verificarsi anche dallo stress, dall’intolleranza alimentari o dall’alterazione della flora intestinale.

Flatulenza e gonfiore
La flatulenza è la emissione di gas intestinali generati dalla non corretta digestione ed è spesso accompagnata dal senso di gonfiore, dolore e gorgoglio addominale.

LA DIGESTIONE Uno squilibrio della flora batterica intestinale provoca disturbi digestivi e l’indebolimento generale dell’organismo. Ecco alcuni segnali:Mal di stomacoRappresenta un disturbo passeggero, che regredisce in modo spontaneo. Il dolore può verificarsi nella parte superiore e centrale dell’addome. Il dolore nella parte superiore dell’addome è associato alla malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE) e all’ulcera gastrica. Il mal di stomaco è strettamente collegato a una cattiva digestione.CrampiI crampi addominali sono spasmi dolorosi che possono comparire nella regione compresa tra il torace e l’inguine. Spesso sono causati da disturbi poco gravi come l’accumulo di gas nell’apparato digerente.Intestino irritabileLa sindrome dell’intestino irritabile è un disturbo della funzione gastrointestinale, caratterizzato da dolore o fastidio addominale di lunga durata associati all’alterazione della funzione intestinale.StitichezzaLa stitichezza è una condizione molto comune, che consiste nella difficoltà di espellere le feci. Può essere di diversi tipi e le cause possono essere molto variabili. Non è possibile definire con precisione una frequenza di evacuazioni normale, ma se noti che hai un’alterazione della defecazione, dolore, feci dure e gonfiore, molto probabilmente soffri di stitichezza.DiarreaLa diarrea è la emissione frequente di feci acquose, semi formate o liquide. La causa più comune è una infezione aspecifica dell’intestino che può essere causata da molti generi di batteri. La diarrea può verificarsi anche dallo stress, dall’intolleranza alimentari o dall’alterazione della flora intestinale.Flatulenza e gonfioreLa flatulenza è la emissione di gas intestinali generati dalla non corretta digestione ed è spesso accompagnata dal senso di gonfiore, dolore e gorgoglio addominale.

«Il Masochismo Morale di S. Freud»
Chi, sano di mente, potrebbe accettare qualcosa che gli fa male? Anche S. Freud, padre della psicoanalisi, si è interessato a questo grosso enigma.
Eppure, sfidando il buon senso, molte persone rimangono prigioniere di relazioni tossiche, accettano posti di lavoro che gli generano enorme tensione e poca soddisfazione e restano legate ad una famiglia che le considera e tratta come se fossero una pecora nera.
Perché alcune persone si arrendono e agiscono sistematicamente contro il proprio interesse, invece di comportarsi rispondendo al principio del piacere o della realtà? S. Freud, per descrivere questi casi, coniò il termine “masochismo morale”, riferendosi a un modello generale di sofferenza al servizio di alcuni obiettivi che il resto delle persone trovano difficili da capire.